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Imposte e tasse

Contributi a fondo perduto e dichiarazioni: semplificare complicando

Il comunicato dell'Agenzia delle Entrate (27.07.2021) è stato probabilmente interpretato con eccessivo ottimismo da larga parte degli addetti ai lavori. Semplificazione vera, uovo di Colombo o ennesimo ossimoro fiscale?

Senza entrare nel merito dei colpevoli ritardi comunicativi o dell'illegittima pretesa dell'Agenzia delle Entrate di richiedere i dati già in suo possesso, dalla piana lettura del comunicato e delle Faq si ricava un duplice, criptico messaggio, ossia una “complicata semplificazione”.

In via preliminare, occorre esaminare attentamente il testo dell'avvertenza pubblicata sul sito dell'Agenzia medesima. In sintesi, l'art. 1-bis D.L. 73/2021, introdotto dalla legge di conversione n. 106/2021, abrogando il c. 2 dell'art. 10-bis D.L. 137/2020, conferma la detassazione ai fini Irpef, Ires e Irap dei contributi e delle indennità, di qualsiasi natura, erogati per effetto dell'emergenza epidemiologica, non subordinandola, però, al rispetto dei limiti e delle condizioni previsti dalla comunicazione della Commissione Europea riguardante i cd. “Aiuti di Stato”.
Ne deriva che i titolari di partita Iva destinatari di tali benefici non hanno l'obbligo di indicare il relativo importo nei quadri di determinazione del reddito e della base imponibile Irap. I soggetti che compilano i quadri RF (impresa) e RE (lavoro autonomo) possono utilizzare il codice variazione in diminuzione 99, in luogo del codice 84, nei modelli Redditi e Irap, mentre i soggetti che determinano il valore della produzione ai sensi dell'art. 5 D. Lgs. 446/1997 possono utilizzare il codice variazione in diminuzione 99, in luogo del codice 16. Per i semplificati, minimi e forfettari, invece, l'importo sparisce dal relativo quadro. Inoltre, i menzionati soggetti non devono compilare il prospetto degli aiuti di Stato, contenuto nei già menzionati modelli, in presenza dei codici aiuto 24 (Redditi) e 8 (Irap).

Il comunicato precisa, altresì (ipotizzare il contrario sarebbe stato assai curioso, a tacer d'altro), che chi ha già inviato i modelli fiscali, seguendo le indicazioni fornite nelle relative istruzioni, non è tenuto a rettificare le dichiarazioni presentate per tenere conto delle intervenute modifiche. Per completezza d'informazione, si osserva che la legge di conversione ha abrogato anche il c. 9 dell'art. 6-bis D.L. 137/2020; sul punto, l'Agenzia delle Entrate tace.

Ebbene, così ricostruito l'intervento solo apparentemente risolutivo e semplificatorio dell'Amministrazione Finanziaria, l'effettiva portata della novità non è particolarmente rilevante. Ricordando che l'intera, tormentatissima vicenda deve essere contestualizzata in relazione alle caratteristiche intrinseche dei ristori Covid-19, il principio generale prevede che se si tratta di aiuti fiscalmente irrilevanti per esplicito precetto legislativo ed erogati indipendentemente dal cd. “Temporary Framework” comunitario, non devono essere indicati nel quadro RS; se, invece, sono soggetti al vincolo UE, a nulla rilevando l'eventuale detassazione a monte, è previsto il transito nel predetto quadro. Ora, sorvolando sull'estrema complessità gestionale di tale fattispecie, che ha costretto a uno sfiancante, certosino e supplementare lavoro, sia l'intervento normativo sia l'avvertenza dell'Agenzia delle Entrate non vanno nella direzione di eliminare integralmente l'obbligo di esposizione degli “aiuti Covid-19, limitandosi, invece, solo a ridurre l'entità delle informazioni, oltre a precisare concetti peraltro già noti agli addetti ai lavori.

In primo luogo, è possibile affermare con certezza, in esito alla conversione in legge del decreto, che il risparmio d'imposta derivante dalla detassazione dei “ristori/sostegni” a vario titolo erogati non è definibile, in alcun modo, come aiuto di Stato; pertanto, nessuna informazione nei righi RS401 (redditi) e IS210 (Irap). Con lo stesso principio, le indennità “previdenziali”, quali i 600 euro dell'Inps o i contributi erogati dagli enti territoriali o da altri enti pubblici sono esclusi dal prospetto in argomento. Più in generale, le istruzioni aggiornate (per ora solo come “avvertenza” sulla pagina istituzionale dell'Agenzia delle Entrate) dispongono che tutti gli importi già riassunti nell'abrogato art. 10-bis D.L. 137/2020 non devono essere evidenziati. Dunque, scompare l'obbligo di compilare il quadro degli aiuti di Stato ove essi rechino, rispettivamente, i codici 24 (redditi) e 8 (Irap).

Resta, in ogni caso, l'ennesima, kafkiana complicazione: se da un lato, infatti, la novellata disposizione conferma la detassazione, era lecito attendersi che l'Agenzia delle Entrate non riversasse ulteriori oneri su chi ha la ventura di compilare le dichiarazioni: al contrario, come prima evidenziato, oltre a essere costretti a modificare i modelli già predisposti, per evitare la ghigliottina dei controlli telematici sui quadri (codici 24 e 8), occorre anche rettificare i quadri RF e RE (codice 99, e non 84) nel modello Redditi e il modello Irap (codice 99, e non 16). Per semplificati, minimi e forfettari, come osservato, scompare la “doppia” (e comica) indicazione, prima in aumento e poi in diminuzione, nei quadri RG e RL.

In conclusione, un conto è non indicare alcuni importi/codici (vero), altro è dire che non deve essere compilato il prospetto degli aiuti di Stato del quadro RS (inesatto). Per quello che possa valere, un consiglio: lasciare “decantare” le dichiarazioni fino all'autunno, auspicando di non essere costretti all'ennesimo, defatigante supplemento di lavoro.
In appendice il link alle FAQ dell'Agenzia delle Entrate.

02/08/2021
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