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Gestione d'impresa

Energie agroforestali

Il ruolo delle rinnovabili e la crisi delle imprese agricole per il rincaro dell’energia elettrica.

Lo sfruttamento in modo esasperato delle fonti fossili, quali ad esempio il petrolio, ha portato nel tempo a osservare come si sia arrivati al fallimento sia economico che ambientale. Il costo delle fonti energetiche è costantemente lievitato, raggiungendo livelli impensabili nell’ultimo periodo, mettendo in crisi sia le famiglie che le imprese. Ecco allora che uno strumento che può certamente in qualche modo alleviare la crisi economica è il ricorso alle cosiddette fonti rinnovabili.
Una delle forme di energia che utilizzano le risorse provenienti dalla natura, che hanno la caratteristica di non inquinare e di non esaurirsi, è costituita dalle energie da biomasse di origine agroforestale che sfruttano la combustione, pirolisi e gassificazione di materie organiche, con esclusione di combustibili fossili.
In virtù delle prospettive economiche, molti imprenditori hanno effettuato investimenti creando impianti di biomasse, cedendo al Gestore Servizi Elettrici (GSE) l’energia elettrica prodotta. In questo tipo di attività si sono inserite anche numerose imprese operanti in agricoltura, hanno prodotto energia elettrica cedendola al GSE; quest’ultimo corrisponde al produttore una tariffa omnicomprensiva euro/KWh, costituita dal prezzo dell’energia elettrica e dalla quota incentivo.

La produzione e la cessione di energia elettrica da fonti rinnovabili agroforestali fino a 2.400.000 kWh/anno effettuate dagli imprenditori agricoli sono produttive di reddito agrario; superati tali limiti, l’attività è sempre agricola, ma il reddito delle persone fisiche, delle società semplici e degli altri soggetti di cui all’art. 1, c. 1093 L. 27.12.2006, n. 296 è determinato, ai fini Irpef e Ires, applicando il coefficiente di redditività del 25% all’ammontare dei corrispettivi delle operazioni soggette a registrazione agli effetti dell’Iva, con riferimento alla sola cessione di energia elettrica, escludendosi dalla tassazione la quota incentivo.
L’inarrestabile aumento dell’energia elettrica ha portato forti conseguenze sotto il profilo economico per le imprese agricole, che già da quest'anno si sono trovate a versare più imposte rispetto a quanto preventivato. In pratica, il prezzo di vendita dell’energia elettrica si sta avvicinando alla tariffa omnicomprensiva, con la conseguenza che il vantaggio fiscale sarà azzerato e il coefficiente di redditività potrebbe essere costituito dall’intera tariffa.
Tanto per fare un esempio, una tariffa omnicomprensiva di 0,28 euro per KWh, costituita per 0,07 euro dal valore dell’energia elettrica e per 0,21 euro dalla quota incentivo, porterebbe sotto il profilo reddituale al seguente risultato: la quota incentivo moltiplicata per i KWh ceduti rappresenta l’importo non tassato, mentre la quota di valore dell’energia elettrica 0,07 euro per i KWh ceduti costituisce reddito da determinarsi con le modalità di cui sopra. Il costante aumento di valore dell’energia elettrica porta però a ridurre la quota incentivo e, di conseguenza, fa scemare il beneficio fiscale per le imprese agricole, rischiando di portarle a una crisi irreversibile.

Ecco allora che si impone una scelta per l’imprenditore agricolo: determinare il reddito nei modi ordinari, con il vantaggio di dedurre i costi riferiti all’attività esercitata, oppure rimanere nel regime agricolo. La speranza per non far entrare in crisi il mondo agricolo impegnato nella produzione di energia elettrica è che si possa intervenire per ripristinare i giusti parametri in termini di tariffa omnicomprensiva, in modo da garantire la sopravvivenza delle imprese agricole che hanno investito nella produzione di energie rinnovabili.

21/09/2022
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