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Gestione d'impresa

Equity crowdfunding, opportunità per finanziare progetti immobiliari

Nato per i progetti innovativi e le donazioni online, il canale negli ultimi anni si è esteso a tutte le imprese a prescindere dall’attività svolta, in particolare per iniziative che prospettano una redditività futura e consentono ai sottoscrittori una partecipazione agli utili.

Equity Crowdfunding” è il processo con cui più persone (crowd=folla), grazie alla raccolta capillare resa possibile tramite una piattaforma web, conferiscono somme di denaro (funding), anche di entità modesta, per finanziare un progetto imprenditoriale, acquisendo la veste di socio, con i diritti patrimoniali e amministrativi previsti nella proposta di sottoscrizione.
In Italia questo strumento è stato regolamentato per la prima volta con gli artt. 50-quinquies e 100-ter del TUF, introdotti dall’art. 30 D.L. 179/2012.
La Consob, soggetto cui è demandata la vigilanza, ha emanato con la delibera 12.07.2013, n. 18592 il regolamento sulla raccolta di capitali tramite portali online.
Questo strumento di “fintech”, inizialmente, era stato pensato esclusivamente per finanziare le start-up e le PMI innovative. Successivamente la platea dei soggetti finanziatori è stata ampliata anche ai soggetti non innovativi costituiti nella forma di società per azioni. Infine il Decreto Legge n. 50/2017 ha esteso l’equity crowdfunding a tutte le PMI.
Presso Consob è disponibile un elenco dei portali regolarmente iscritti che si occupano di promuovere la raccolta tramite web. Nella sezione ordinaria risultano circa 50 società, con un'offerta variegata per specializzazione di intervento.

Il crowdfunding sembra essere una modalità particolarmente adatta per finanziare iniziative immobiliari, dove l’apporto di capitale proprio risulta oramai indispensabile, necessario talvolta per oltre il 30%, stante l’indisponibilità del sistema bancario a supportare interamente interventi in questo settore, a differenza di quanto avveniva in passato.
Un privato investitore, invece, preso atto che le giacenze finanziarie non hanno più rendita, può avere interesse a sottoscrivere azioni o quote, anche per piccoli importi, sperando ragionevolmente di ottenere una buona redditività con una “way out” assicurata dalla realizzazione e monetizzazione, propria della speculazione.
Il “Chip minimo” da sottoscrivere varia da poche centinaia di euro fino a raggiungere importi maggiori a seconda dei diritti di voto e di partecipazione ai futuri aumenti di capitale sociale.
L’impresa, per poter offrire azioni o quote di capitale sociale sul portale web di un intermediario abilitato, deve prevedere nel proprio statuto il diritto di recesso e di covendita nel caso in cui i soci di controllo trasferiscano la proprietà a terzi, nonché l’obbligo della comunicazione di eventuali patti parasociali.
Occorre, inoltre, che gli strumenti finanziari offerti siano sottoscritti da investitori professionali per almeno una quota pari al 5%, che scende al 3% in caso di bilanci certificati.

Sotto l’aspetto operativo è imprescindibile redigere un business plan articolato, che chiarisca agli investitori la fattibilità e la concretezza della vision imprenditoriale.
Occorre, infine, predisporre un prospetto informativo Consob semplificato, che sottolinei tutti i rischi connessi alla tipologia di strumento da sottoscrivere.
Il rendimento proposto per questo tipo di intervento risulta compreso tra un 5% e un 25% in funzione del rischio sostenuto.
Il limite massimo di raccolta è di 5 milioni, ma normalmente vengono finanziati anche investimenti di ridotte dimensioni, da 100.000,00 a 500.000,00 euro. La somma ottenuta tramite la piattaforma può rappresentare dal 5% al 40% delle necessità finanziarie dell’intero progetto.

30/04/2021
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