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Il fair value di una Pmi

Approccio semplificato per la stima dei flussi di cassa o di reddito che saranno prodotti dall'attività.

In base all'OIC 9, il fair value è il prezzo che si percepirebbe per la vendita di un'attività o che si pagherebbe per il trasferimento di una passività, nell'ambito di una regolare operazione tra operatori di mercato alla data di valutazione. Il metodo migliore per identificare il fair value sarebbe quindi quello di osservare una libera transazione o un mercato attivo, tuttavia questo può essere difficile soprattutto per immobilizzazioni immateriali o materiali molto specifiche. In questo caso si cercheranno quindi attività simili nello stesso settore da utilizzare come riferimento.

Il valore d'uso serve a stimare i futuri flussi di cassa o di reddito che saranno prodotti dall'attività oggetto di valutazione. Tuttavia, ci sono casi in cui una singola attività non produce flussi di cassa o di reddito in maniera autonoma. L'OIC 9 ci dice allora che essa dovrà essere considerata all'interno di "un'unità generatrice di flussi di cassa (UGC)" definita come “il più piccolo gruppo identificabile di attività che include l'attività oggetto di valutazione e genera flussi finanziari in entrata che siano ampiamente indipendenti dai flussi finanziari in entrata generati da altre attività o gruppi di attività”.
Accade spesso che nelle piccole imprese la UGC sia identificabile con tutta la società.
L'impairment test si svolgerà confrontando il valore d'uso e il valore netto contabile di tutte le attività comprese nella UGC. In caso di svalutazione, l'effetto colpirà prima l'eventuale avviamento attribuito alla UGC e poi eventualmente le altre attività, in proporzione al loro valore netto contabile.

Le piccole e microimprese possono utilizzare l'approccio semplificato per la determinazione del valore d'uso (solo se non hanno la disponibilità dei dati necessari ad utilizzare l'approccio base).
Questo approccio è definito come metodo della capacità di ammortamento in quanto identifica come valore d'uso la differenza tra il risultato economico d'esercizio e gli ammortamenti di tutte le immobilizzazioni. Tra questi ammortamenti sono compresi anche quelli riferiti a investimenti che saranno utilizzati per sostituire le immobilizzazioni esistenti senza aumentare la potenzialità produttiva esistente ma solo per conservarla.
Questa capacità di ammortamento deve essere definita in un limite temporale di 5 anni; tuttavia, se l'immobilizzazione ha una vita utile superiore, i flussi stimati per gli anni eccedenti il 5° saranno uguali ad esso. I flussi reddituali così determinati vengono quindi sommati andando a determinare il valore d'uso.
Questo approccio obbliga le società a redigere piani perlomeno quinquennali in cui fare delle assunzioni sul contesto generale, economico e aziendale con un alto livello di incertezza e che possono risultare particolarmente complesse per un'impresa di piccole dimensioni.
Il valore d'uso deve essere confrontato con il valore residuo contabile delle immobilizzazioni in uso e di quelle che saranno utilizzate per sostituirle.

L'approccio base è definito dall'OIC 9 al paragrafo 22 come “Il valore d'uso è determinato sulla base del valore attuale dei flussi finanziari futuri che si prevede abbiano origine da un'attività lungo la sua vita utile”. Questa valutazione avviene in 2 fasi: stima dei flussi finanziari e del terminal value e scelta del tasso e attualizzazione.
A differenza dell'approccio semplificato, sarà qui necessario attualizzare i flussi di cassa dei 5 anni e l'eventuale terminal value.

10/06/2021
Pmi
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Fair value
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Flusso di cassa
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