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Applicazione retroattiva dei dazi "antidumping"

09/08/2019 | di Antonino Marino

Il contribuente non può dolersi riguardo alla applicazione retroattiva di eventuali “dazi antidumping”, ponendo delle questioni vertenti sulla violazione del criterio di certezza del diritto, basato sul presupposto del principio di irretroattività dei dazi e delle disposizioni tributarie in generale, qualora la retroattività lamentata abbia costituito oggetto di specifica inosservanza di una determinata disposizione, contenuta in accordi volti a regolamentare la applicazione controllata del c.d. “dumping”.
La conclusione testé espressa risulta, invero, promanare da un puntuale e dettagliato chiarimento fornito dalla Suprema Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20356 del 26.07.2019.
Inifatti, con riferimento alla decisione in epigrafe, non ha potuto trovare riconoscimento l'esenzione dall'applicazione del dazio antidumping in quanto, i prodotti oggetto della transazione commerciale presa in esame, risultavano esportati a un prezzo tale che non potesse ritenersi sicuramente idoneo alla eliminazione degli effetti pregiudizievoli derivanti dal “dumping”.
Col termine di “dumping”, com’è noto, si deve intendere quella metodologia mediante la quale si procede alla esportazione di beni ad un prezzo in misura inferiore rispetto a quello ordinariamente praticato nel mercato interno: prezzi ridotti, che sono normalmente consentiti grazie a politiche economiche interne tese al sostegno dell’esportazione. Ciò, tuttavia, comporta il compimento di prassi commerciali scorrette e sleali che minano grandemente il regime di equa concorrenza dei mercati di ricezione (rectius: ingresso dei prodotti), compreso quello comunitario che, in alcuni settori ha pertanto introdotto il cennato regime di dazi compensativi.
In virtù di tali considerazioni, quindi, l'applicazione retroattiva di un regolamento istitutivo di un c.d. “dazio antidumping” non può essere messa in dubbio lamentando la mera violazione del principio di certezza dei rapporti giuridici, sostenendo come linea difensiva come la irretroattività di disposizioni emanate in materia doganale rappresenti un canone posto a presidio degli stessi principi generali dell’ordinamento comunitario.
Ciò in quanto se da un lato la stessa Corte di Giustizia UE ha, in più occasioni, chiarito come l'irretroattività della disciplina doganale, ricomprese le disposizioni antidumping, dall’altro lato ha pur sempre precisato e posto in rilievo l’eccezionalità della retroattività per tutte quelle ipotesi che siano state oggetto di una espressa disposizione.
Ebbene in tal caso, tenuto conto della struttura e della funzione dei dazi de quibus tale irretroattività aveva puntualmente costituito oggetto di una Decisione della Commissione Europea (n. 2006/109/CE), la quale in ordine agli impegni assunti per la limitazione ai dazi aggiuntivi, aveva stabilito che la violazione degli impegni assunti a livello internazionale tendenti alla eliminazione degli effetti pregiudizievoli del dumping avrebbe inevitabilmente, e in via diretta, comportato l’applicazione retroattiva di tali tipologie di dazi, relativamente alle pertinenti transazioni.