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Cessione quote sociali inefficace se conclusa dal falso procuratore

08/08/2019 | di Gianluigi Fino

Ai sensi dell’art. 1398 del Codice Civile la cessione delle quote societarie conclusa dall’amministratore revocato è inefficace, poiché conclusa dal cosiddetto falsus procurator (falso procuratore), salvo che non intervenga la ratifica dell’operato da parte della società.
L’art. 1398 del C.C., nel disciplinare la figura del falsus procurator, lo definisce come colui che ha contrattato come rappresentante senza averne i poteri, o eccedendo i limiti delle facoltà conferitegli, prevedendo in tali casi, la responsabilità dello stesso per il danno che il terzo contraente ha sofferto per avere, senza colpa, confidato nella validità del contratto. Il codice non disciplina, infatti, in modo espresso le sorti del contratto concluso dal falsus procurator, attribuendo, all’art. 1399 del C.C, al falso rappresentato il potere di ratificare l’atto.
Il Tribunale di Catanzaro, con la sentenza n. 854 del 10.05.2019, si è pronunciato in merito al procedimento instaurato da una società volto ad ottenere la declaratoria di nullità del contratto di cessione delle quote sociali concluso dall’amministratore della società precedentemente revocato. I giudici, ritenendo fondata la domanda attorea, ha richiamato l’ormai consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, secondo cui, il contratto concluso dal falsus procurator non è né inesistente, né nullo, né annullabile, ma è da considerarsi meramente inefficace, poiché, anche se il contratto sarebbe da considerarsi “perfetto”, lo stesso risulterebbe viziato dalla carenza di legittimazione ad agire del falsus procurator sussistente ab origine al momento della conclusione del contratto (Cassazione, Sent. n. 22891/2016). Tale inefficacia rileva, tuttavia, nei soli confronti del dominus, sino alla ratifica di questi e non è rilevabile d’ufficio, ma solo su istanza del predetto dominus (e non già dell’altro contraente), il quale potrà soltanto chiedere, ai sensi dell’art. 1398 del Codice Civile, il risarcimento dei danni sofferti per aver confidato senza propria colpa nella operatività del contratto (Cassazione, Sent. 24643/2014). Secondo il Tribunale, infine, affinché possa dichiararsi l’inefficacia del contratto concluso dal falsus procurator è necessario che questi abbia speso il nome del falso rappresentato, in quanto, l’art. 1398 del C.C. prescinde totalmente dal considerare la posizione soggettiva del falsus procurator, del quale, pertanto, resta irrilevante accertare l’intenzionalità o il dolo, ovvero la colpa nella causazione del danno.
Nel caso di specie, il Tribunale, non essendo intervenuta alcun ratifica da parte del falso rappresentato sull’atto posto in essere dall’amministratore revocato, ha dichiarato inefficace il contratto di cessione delle quote concluso dal falsus procurator con condanna alle spese di giudizio al carico dello stesso.