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Conto corrente cointestato e recesso unilaterale

08/08/2019 | di Valeria Tomatis

Accade frequentemente che un conto corrente sia intestato a due o più persone, pur appartenendo a uno solo degli intestatari. Ciò nasce da esigenze di praticità, come nel caso ricorrente di una persona anziana, non più pienamente autosufficiente o impedita a deambulare, che intesti il proprio conto corrente anche alla persona di fiducia, un parente o un amico, nei cui confronti nutra fiducia. In tal modo, il cointestatario può disporre autonomamente delle operazioni sul conto corrente. Per espressa previsione di legge, i cointestatari del conto corrente sono “presuntivamente” proprietari, in parti uguali, della somma depositata, salvo prova contraria, da dimostrarsi con documentazione probatoria, al fine di superare la presunzione di “comproprietà” delle somme depositate. La documentazione da esibire potrebbe costituire elemento indispensabile e opponibile a terzi, anche per gli eredi del correntista, qualora il contitolare del conto del de cujus vanti delle pretese ingiuste sulle somme giacenti. Vi sono due modalità con cui può venire sottoscritto il contratto di conto corrente, da parte di due o più cointestatari:
a firma disgiunta; tutti i titolari del conto possono disporre liberamente del denaro depositato sul medesimo, senza avere il consenso degli altri contitolari.
a firma congiunta; se, per disporre anche di un solo euro giacente sul conto, occorre la firma di tutti i cointestatari.
Sono previste anche forme “miste”, laddove si prevedano le firme disgiunte solo per certe operazioni, ad esempio fissando un tetto limite all’importo da prelevare, autonomamente, oppure definire dei poteri diversi ai singoli cointestatari. Secondo l’art. 1854 C.C., nel caso di intestazione del conto corrente a più persone, con firma disgiunta, (prevedendo dunque la possibilità per ciascun cointestatario di compiere delle operazioni autonomamente), i titolari del conto sono considerati “creditori in solido”. Altresì, con le firme disgiunte, secondo l’art. 1292 C.C., ciascun cointestatario del conto corrente può richiedere alla banca il rimborso totale delle somme giacenti sul conto, senza che i contitolari possano far valere delle opposizioni nei confronti della banca. La modifica delle regole del conto corrente, con passaggio dalle firme congiunte alle firme disgiunte, o viceversa, non può avvenire per volontà del singolo cointestatario del conto, bensì, in forma scritta, da tutti i cointestatari. La chiusura di un conto corrente, cointestato a firme congiunte, può avvenire soltanto con la sottoscrizione di tutti i cointestatari. Potrebbe accadere che una persona tema il compimento di operazioni bancarie da parte del cointestatario, di natura personale come, ad esempio, un finanziamento, comportando una propria esposizione verso la banca, per dette operazioni. In tal caso, l’unica via praticabile è quella del recesso unilaterale, anche qualora il conto sia regolato da firme congiunte. In tal modo, il cointestatario potrà svincolarsi dal contratto di conto corrente, che procederà da una certa data, solo in capo all’altro titolare del conto. Tuttavia, in siffatta ipotesi, accade più frequentemente che la banca chieda all’intestatario rimasto, l’apertura di un nuovo conto. La possibilità del recesso unilaterale dal conto corrente è stata suffragata anche dalla Decisione n. 498 del 17.02.2012 dell’Arbitro Bancario Finanziario, secondo cui deve riconoscersi il diritto del singolo creditore in solido a recedere dal rapporto. L’alternativa alla cointestazione del conto è quella del conferimento della delega ad operare; con tale previsione si evita la presunzione di “solidarietà attiva” dei cointestatari e vincola la banca a considerare valida la firma del delegato, al pari della firma del delegante; inoltre la delega legittima il delegante a revocare in qualsiasi momento i poteri di firma conferiti al delegato, riappropriandosi automaticamente della gestione del conto.