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Dichiarazioni per bonus "prima casa" nelle procedure giudiziarie

08/08/2019 | di Fabrizio Giovanni Poggiani

L’Agenzia delle Entrate, con una direttiva interna (n. 49/2019), ha fornito alle sedi periferiche le istruzioni sui tempi di presentazione delle dichiarazioni da rilasciare, a cura dell’acquirente, per l’ottenimento dell’agevolazione “prima casa” nell’ambito delle procedure giudiziarie. Le dichiarazioni necessarie per l’ottenimento dell’agevolazione “prima casa”, nei trasferimenti immobiliari eseguiti nell’ambito di una esecuzione o di altro atto di un giudice, devono essere rese nelle more o, comunque, prima della registrazione del decreto di trasferimento.
La direttiva interviene sull’annosa questione del preciso momento in cui il fruitore deve effettuare la richiesta dell’agevolazione, stante la presenza di numerose controversie pendenti sul tema.
Anzitutto, l’art. 1 della Tariffa, parte prima, allegata al D.P.R. 131/1986 (T.U.R.), come modificato dal D.Lgs. 23/2011, dispone l’applicazione dell’aliquota agevolata dell’imposta di registro (attualmente fissata al 2%) nel trasferimento che hanno per oggetto, testualmente, “case di abitazione, ad eccezione di quelle di categoria catastale A1, A8 e A9, ove ricorrano le condizioni di cui alla nota II-bis”.
Posto il rispetto delle condizioni richieste per fruire dell’agevolazione in commento ovvero, in estrema sintesi, che l’immobile sia ubicato nel territorio nel Comune ove l’acquirente ha o stabilisca, entro 18 mesi, la propria residenza o che l’acquirente all’atto di acquisto dichiari di non essere titolare, esclusivo o in comunione con il coniuge, di diritti di proprietà o reali su altra casa di abitazione nel Comune ove è situato l’immobile da acquistare, o di altra casa di abitazione acquistata con le agevolazioni "prima casa", se le dichiarazioni rilasciate in atto risultano mendaci, le imposte di registro e d’atto (ipotecaria e catastale) si applicano nelle misure ordinarie con l’aggravio della sanzione del 30%.
Naturalmente, anche in caso di acquisto assoggettato a Iva, il legislatore ha previsto l’applicazione di un’aliquota agevolata fissata attualmente nel 4%, ai sensi del n. 21, della tabella “A”, Parte II, allegata al D.P.R. 633/1972, sempre a seguito del rilascio delle dichiarazioni indicate.
Quindi, il riconoscimento delle agevolazioni “prima casa” è subordinato al rilascio delle dichiarazioni da inserire nell’atto di acquisto, sebbene sia ammessa anche una dichiarazione “postuma”, se non inserita erroneamente nell’atto di trasferimento, come chiarito dalla stessa Agenzia delle Entrate (circolare n. 38/E/2005 § 9 e risoluzione n. 220478/1986 del Ministero dell’Economia).
Nel contempo, la Cassazione (ordinanza n. 11907/2018) ha affermato che le dichiarazioni devono essere rese anche “qualora il suddetto acquisto sia avvenuto a seguito di sentenza, prima della registrazione di quest’ultima che costituisce l’atto al quale va riconosciuta efficacia traslativa della proprietà del bene”, avendo già affermato (sentenza n. 9569/2013) che l’acquirente deve rendere “le anzidette dichiarazioni prima della registrazione del decreto di trasferimento del giudice dell’esecuzione, che costituisce l’atto al quale va riconosciuta efficacia traslativa della proprietà del bene”.
Quindi, la giurisprudenza di legittimità ha confermato un orientamento in linea con quello delle Entrate che, con altro documento di prassi (risoluzione n. 370/E/2008), ha ribadito che il possesso dei requisiti richiesti può essere dichiarato nelle more della registrazione del decreto di trasferimento (conforme, risoluzione n. 90/E/2014).
Concludendo, gli uffici dovranno vigilare e coltivare i contenziosi nel caso in cui i tempi necessari per rendere le dichiarazioni richieste non siano stati rispettati, tenendo conto, appunto, di un termine ultimo che coincide con quello di registrazione del decreto di trasferimento firmato dal giudice dell’esecuzione.
Pertanto, inevitabilmente, nella gestione delle istanze di mediazione e di contenzioso pendente, gli uffici periferici dovranno tenere conto degli orientamenti giurisprudenziali analizzati dalla direttiva in commento e dei documenti di prassi già emanati e ancora validi.