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Nuovo forfetario a rischio accertamento

18/04/2019 | di Andrea Bongi

La soggettività delle nuove cause di esclusione rende fiscalmente pericoloso il nuovo regime forfetario. Il rischio di contestazioni da parte dei funzionari dell'Amministrazione Finanziaria circa il verificarsi di una delle nuove cause di esclusione (in particolare quelle relative alle partecipazioni ed alle attività svolte nei confronti del datore o ex datore di lavoro) potrebbe generare pericolosi contenziosi ad esito traumatico per il contribuente.
Tali considerazioni emergono da un'attenta lettura della circolare 10.04.2019, n. 9/E, interamente dedicata al nuovo regime forfettario a seguito delle modifiche allo stesso apportate dalla legge di Bilancio 2019 (L. 145/2018).
Il citato documento di prassi precisa, infatti, che il nuovo regime forfetario cessa di avere applicazione dall'anno successivo a quello in cui, a seguito di accertamento divenuto definitivo, viene meno la condizione di cui al comma 54 (supero limiti) ovvero si verifica taluna delle cause ostative indicate al comma 57.
Quindi il rischio che il contribuente in regime forfetario corre, continua la circolare in commento, è che qualora l'accertamento relativo all'anno di imposta 2019 dovesse rendersi definitivo nel 2024, il regime forfetario si considererà cessato già a decorrere dal 2020, periodo d'imposta successivo a quello della verifica fiscale.
Ciò comporterebbe, ovviamente, la necessità di riprendere a tassazione tutte le dichiarazioni nel frattempo presentate nel caso in cui lo stesso contribuente, sulla base delle contestazioni avanzate contro l'accertamento del Fisco, avesse mantenuto il regime ad imposta sostitutiva del 15%.
Che l'interpretazione delle 2 nuove clausole di esclusione dal regime forfettario possa fornire maggiori spunti di contestazione all'Amministrazione Finanziaria è un dato di fatto. Basta leggere attentamente quanto indicato nella suddetta circolare in ordine alla corretta interpretazione di tali clausole, da fare quasi esclusivamente ex post, cioè a periodo d'imposta concluso, e sulla base di considerazioni di tipo quasi esclusivamente soggettivo.
Per evitare situazioni come quella sopra descritta potrebbe essere dunque opportuno che il contribuente, in caso di verifica e contestazione da parte dell'Amministrazione Finanziaria circa il verificarsi di una delle nuove cause di esclusione, proceda alla definizione più rapida possibile dell'accertamento stesso. Per far ciò dovrebbe fare ricorso agli strumenti deflattivi del contenzioso che l'ordinamento tributario gli mette a disposizione e che potrebbero rivelarsi estremamente utili in una situazione del genere.
Se invece la via scelta dal contribuente sarà quella dell'impugnativa dell'accertamento allora, fatte salve le ipotesi in cui le contestazioni del Fisco risultano palesemente prive di fondamento, una soluzione potrebbe essere rappresentata dall'abbandono del regime ad imposta sostituiva dall'anno successivo, onde evitare le ripercussioni sopra esaminate in caso di sentenza definitiva e sfavorevole al contribuente che giunge a distanza di anni.
La soggettività nella valutazione delle nuove cause di esclusione rischia di rendere difficile anche la difesa nel contenzioso tributario, dovendo costruire argomentazioni diverse e contrarie rispetto a quelle sostenute dall'ufficio sulla base di elementi troppo spesso basati su concetti molto aleatori (controllo indiretto, controllo tramite interposta persona, ecc.).
In queste situazioni il rischio di affrontare un contenzioso, la cui durata può essere di svariati anni, mantenendo in vigore il regime ad imposta sostitutiva sembra essere dunque troppo elevato e, quindi, sconsigliabile.