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Stato di disoccupazione, nuove regole e requisiti

09/08/2019 | di Luca Caratti

L’ANPAL (Agenzia nazionale politiche attive per il lavoro) interviene, a seguito dell’entrata in vigore del D.L. n. 4 del 28.01.2019, per chiarire le regole relative allo stato di disoccupazione. In particolare chiarisce che: sono considerati disoccupati, coloro i quali sono privi di impiego e che dichiarano, in forma telematica, al Sistema Informativo Unitario delle politiche del lavoro (SIU), la propria immediata disponibilità (DID) allo svolgimento di attività lavorativa e alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con il Servizio competente.
Pertanto, sono in “stato di disoccupazione” i soggetti che rilasciano la DID e che alternativamente soddisfano uno dei seguenti requisiti: non svolgono attività lavorativa sia di tipo subordinato che autonomo, oppure sono lavoratori il cui reddito da lavoro dipendente non superi 8.145 euro o, se lavoratori autonomi, esso non superi i 4.800 euro. Alla luce di quanto sopra, i soggetti che presentano i requisiti sopra descritti sono in stato di disoccupazione e/o possono iscriversi e/o rimanere iscritti al collocamento ordinario e mirato.
In ordine poi alla durata della disoccupazione viene precisata che deve essere computata in giorni, a decorrere da quello di rilascio della DID, fino al giorno antecedente a quello della revoca. Ai fini del computo dei 12 mesi per il disoccupato di lungo periodo è necessario che lo stesso abbia un’anzianità di disoccupazione pari a 365 giorni più 1 giorno. Allo stesso modo, ai fini del computo dei 6 mesi di disoccupazione è necessario che il disoccupato abbia un’anzianità di disoccupazione pari a 180 giorni più 1 giorno. Anpal, opportunamente, precisa che il lavoratore che svolge più attività lavorative di diversa tipologia (autonome, parasubordinate, subordinate, occasionali) conserva lo stato di disoccupazione qualora dalle predette attività derivino redditi non superiori in ciascuno dei predetti comparti i rispettivi limiti di reddito imposti per il mantenimento dello stato di disoccupazione e il reddito complessivo proveniente dalla somma dalle attività svolte in vari settori non sia superiore a 8.145 euro.
Anche il contratto di lavoro intermittente consente il mantenimento dello status richiamato purché la retribuzione annua prevista sia inferiore al limite esente da imposizione fiscale (8.145 euro annui). In caso contrario, ai fini della sospensione dello stato di disoccupazione, occorre distinguere a seconda che il contratto preveda o meno l’obbligo di risposta da parte del lavoratore, e di conseguenza la corresponsione o meno di una indennità di disponibilità per i periodi di non lavoro. Nel caso in cui non sia previsto un obbligo di risposta (e quindi una indennità di disponibilità), lo stato di disoccupazione sarà sospeso nei periodi di effettivo svolgimento dell’attività lavorativa, mentre il lavoratore resterà disoccupato nei periodi di non lavoro.
Giova ricordare che la valutazione circa il reddito deve essere effettuata in termini prospettici: la valutazione riguarda cioè l’idoneità potenziale del rapporto di lavoro instaurato a produrre nell’anno un reddito superiore alla soglia prima evidenziata. Qualora, quindi, il lavoratore intermittente svolga più di 180 giorni continuativi di lavoro effettivo presso il medesimo datore di lavoro decade dallo stato di disoccupazione se la retribuzione annua prospettica è superiore a 8.145 euro. Nel caso in cui, invece, sia previsto un obbligo di risposta (e quindi una indennità di disponibilità), lo stato di disoccupazione è sospeso per tutto il periodo di durata del contratto ove la retribuzione annua prospettiva sia superiore a 8.145 euro. Qualora la durata effettiva del rapporto di lavoro intermittente superi i 180 giorni il lavoratore decade dallo stato di disoccupazione se la retribuzione annua prospettica è superiore a 8.145 euro.