Banche
09 Giugno 2026
La digitalizzazione dei processi finanziari sta aprendo nuove opportunità anche per la gestione degli asset aziendali. Tra queste, la tokenizzazione rappresenta una delle evoluzioni più interessanti: consente di trasformare diritti economici legati a beni reali o finanziari in rappresentazioni digitali negoziabili. Non si tratta solo di innovazione tecnologica, ma di un potenziale cambio di paradigma nella gestione della liquidità e del capitale circolante. Per le PMI italiane, la tokenizzazione può diventare uno strumento alternativo per accedere a finanziamenti, valorizzare asset poco liquidi (come crediti commerciali o scorte) e attrarre nuovi investitori. L’articolo prende in esame il funzionamento operativo e gli impatti contabili della tokenizzazione di asset aziendali.
Tokenizzare asset
La tokenizzazione consiste nella creazione di “token” digitali che rappresentano diritti economici su un asset sottostante, come crediti, beni fisici o flussi di cassa futuri. Questi token possono essere trasferiti tra investitori attraverso piattaforme digitali, mantenendo un collegamento diretto con il valore dell’asset reale. A differenza delle criptovalute speculative, il valore deriva da un sottostante concreto, rendendo lo strumento più vicino a logiche di finanza strutturata.
Asset tokenizzabili
Le aziende possono tokenizzare diverse tipologie di asset:
In particolare, i crediti rappresentano il caso d’uso più immediato, perché già strutturati e facilmente valutabili. Anche asset meno liquidi, come stock di magazzino o beni strumentali, possono essere utilizzati, ampliando le possibilità di accesso alla liquidità senza ricorrere a debito tradizionale.
Cartolarizzazione e factoring
La tokenizzazione condivide alcune logiche con la cartolarizzazione, ma è più flessibile e digitale. Non richiede necessariamente strutture complesse come SPV tradizionali e consente una frazionabilità maggiore dell’investimento. Rispetto al factoring, non si tratta di cessione diretta del credito a un intermediario, ma di una distribuzione del rischio e del rendimento tra più investitori tramite strumenti digitali.
Benefici e criticità
I principali benefici sono l’accesso a nuove fonti di finanziamento, la maggiore liquidità degli asset e la possibilità di diversificare gli investitori. Tuttavia, esistono anche criticità: complessità normativa, necessità di piattaforme affidabili, costi di strutturazione e competenze interne ancora limitate. Per questo motivo, la tokenizzazione deve essere valutata come progetto strategico, non come semplice soluzione tecnologica.
Una tipica operazione di tokenizzazione prevede che l’impresa identifichi un asset o un insieme di asset (ad esempio crediti commerciali o flussi di ricavi futuri) e li “conferisca” a una struttura dedicata. Questa può essere tipicamente di 2 categorie:
A fronte di questo conferimento, vengono emessi token digitali che rappresentano il diritto a ricevere i flussi finanziari generati dall’asset sottostante. I token vengono poi sottoscritti da investitori (istituzionali o qualificati), che forniscono liquidità all’impresa.
Le piattaforme fintech svolgono un ruolo centrale:
Dal punto di vista finanziario, il meccanismo è relativamente lineare:
La differenza tra valore nominale e liquidità raccolta rappresenta il costo finanziario dell’operazione, analogo a uno sconto o a un rendimento per chi investe.
Il quadro normativo è in evoluzione, ma alcune coordinate sono già rilevanti. In Italia, le operazioni devono comunque rispettare principi civilistici e fiscali già esistenti (cessione crediti, strumenti finanziari, cartolarizzazioni).
Per le aziende, i principali aspetti da valutare sono:
Se la gestione degli incassi resta operativamente in capo all’azienda (come spesso accade), ma economicamente i flussi spettano agli investitori, si può rilevare un debito temporaneo verso la piattaforma/investitori per poi estinguere il debito con uscita di banca.
L’operazione è stata qualificata come cessione pro soluto ai sensi dell’OIC 15; la derecognition dei crediti è avvenuta in quanto i rischi e benefici sostanziali sono stati integralmente trasferiti agli investitori.
Struttura dell’operazione
Inquadramento contabile dell’operazione
Dal punto di vista contabile, l’operazione può essere assimilata a una cessione di crediti con componente finanziaria,
con 2 possibili approcci:
Nel nostro esempio assumiamo una cessione sostanziale del rischio (pro-soluto).
Scritture contabili principali (cessione pro-soluto)
Cessione dei crediti e incasso della liquidità

Il differenziale rappresenta il rendimento riconosciuto agli investitori (analogo a uno sconto finanziario o perdita
su cessione).
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