Revisione legale

19 Maggio 2026

Rendicontazione di sostenibilità: errori e presidi di controllo

La revisione della rendicontazione di sostenibilità va ben oltre la semplice verifica aritmetica degli indicatori e tocca la valutazione di un sistema organizzativo e informativo che coinvolge funzioni aziendali diverse, dati quantitativi e qualitativi, processi formalizzati e prassi operative spesso non ancora mature. Nell’area governance questa complessità trasversale è particolarmente evidente, perché qui si concentrano alcuni snodi decisivi.

Riferimenti normativi: Direttiva UE 28.02.2024, n. 825

Mappatura preventiva errori

Attività
La complessità dell’attività di controllo spinge il revisore a predisporre, prima dell’avvio delle verifiche, una mappatura preventiva dei possibili errori.

Funzione
Tale mappatura deve consentire di:
– orientare il lavoro sulle aree maggiormente critiche;
– selezionare procedure mirate;
– passare da una verifica formale a un controllo sostanziale.

Conseguenze
In questo modo, si riduce il rischio che omissioni, incoerenze o affermazioni non supportate da dati attendibili e verificabili restino ben nascoste all’interno di un report apparentemente redatto a regola d’arte.

Errori riguardanti il perimetro della rendicontazione

Problema
Il perimetro della rendicontazione di sostenibilità non coincide automaticamente con quello del bilancio.

Attività
Il revisore:
– svolgerà le sue verifiche partendo da una riconciliazione con il bilancio (individuale o consolidato), con l’organigramma societario e con le operazioni straordinarie dell’esercizio, verificando che eventuali mancate inclusioni siano ben motivate e non strumentali;
– verificherà l’eventuale esclusione dalla rendicontazione di società, siti o Paesi con performance più critiche e le reali motivazioni;
– non limiterà il controllo alle attività proprie dell’impresa e lo estenderà alla catena del valore, includendo fornitori critici, clienti, distributori, uso dei prodotti e fine vita.

Errori inerenti all’analisi di materialità

Problema
Il revisore deve verificare la solidità del processo, ben consapevole dello scarso valore di un’analisi di materialità ridotta a mero esercizio reputazionale, fondato su questionari generici o consultazioni poco strutturate.

Attività
Una volta appurato che sono stati debitamente considerati sia gli impatti su persone e ambiente sia i rischi e le opportunità finanziarie per l’impresa, il revisore concentrerà la sua attenzione sulla documentazione di soglie, pesi e criteri di valutazione, sulla spiegazione dei temi eventualmente eliminati rispetto all’anno precedente e sulla reale incidenza dello stakeholder engagement nella selezione dei temi materiali.

Errori relativi all’effettività della governance ESG

Problema
La presenza di un comitato o di una funzione sostenibilità non è sufficiente, da sola, a dimostrare l’effettività della governance ESG, in quanto la conseguente attribuzione di responsabilità reali non è automatica.

Attività
Devono quindi essere esaminati deleghe, verbali degli organi sociali, flussi informativi, report al board e collegamenti con i sistemi di remunerazione.
Anche nell’ambito della verifica delle modalità di svolgimento dell’analisi di materialità, il revisore accerterà che impatti, rischi e opportunità siano descritti in modo specifico e quindi collegati a processi, siti, prodotti, aree geografiche, funzioni responsabili e azioni di gestione.

Errori concernenti dati e controlli interni

Problema
La presenza di fogli Excel manuali, magari non sempre protetti o tracciati, non garantisce la bontà delle informazioni ESG.

Attività
Il revisore dovrà verificarla eseguendo walkthrough dei flussi, verificando versioning, accessi, formule, approvazioni, blocchi celle, riconciliazioni e segregazione dei compiti.
In assenza di un data owner ben identificato, il revisore dovrà acquisire documenti e informazioni quali la matrice RACI, le lettere di attestazione interne, l’evidenza delle review di primo e secondo livello e l’indicazione delle responsabilità sui singoli datapoint.

Verifiche necessarie
I dati ESG dovranno essere confrontati con quanto risulta dal sistema ERP, dai sistemi HR, HSE, procurement, energy management, nonché dalla contabilità generale, dai rapporti di manutenzione e dalle risultanze dei sistemi ISO.
Per ogni KPI dovrà essere disponibile un data dictionary con tanto di definizione, formula, fonte, frequenza, unità di misura, controlli, responsabile e trattamento di stime o esclusioni.
Le conversioni tra chilogrammi e tonnellate, MWh e GJ, litri e metri cubi, FTE e headcount dovranno essere verificate e, se errate, ricalcolate.
Nei gruppi articolati si dovrà verificare il rischio di doppio conteggio, testando aggregazioni, eliminazioni infragruppo, duplicati e flussi condivisi tra società, siti e business unit.
Il processo di cut-off dovrà essere controllato campionando fatture, bollette, registri HR, incidenti e dati di produzione a cavallo dell’esercizio.
Le stime dovranno essere dichiarate e illustrate, con indicazione di metodologia, assunzioni, fonti, valutazione della ragionevolezza e analisi di sensitività, e dovranno essere approvate formalmente dal management.

Lo scetticismo professionale deve sempre accompagnare il revisore e portarlo a diffidare della precisione apparente, quando i KPI stimati sono presentati con un numero di decimali non coerente con la qualità della fonte.
EsempioEsemplificando, un’impresa dichiara nel report che il consumo idrico per unità di prodotto è pari a 3,274 litri per pezzo e il dato deriva da una stima costruita partendo da bollette trimestrali e da volumi produttivi ripartiti manualmente tra più stabilimenti; in questo caso, la presenza di tre decimali può dare un’impressione di accuratezza che la fonte non giustifica e il revisore dovrebbe quindi chiedere la metodologia di calcolo, verificare le assunzioni utilizzate e valutare se il KPI debba essere presentato in forma arrotondata, ad esempio 3,3 litri per pezzo, oppure accompagnato da una disclosure sui limiti della stima.

Errori sul fronte della compliance

Possono presentarsi alcuni casi:
– le dichiarazioni anticorruzione devono risultare tracciabili e, quindi, supportate da evidenze su risk assessment, formazione, terze parti, due diligence, segnalazioni, indagini interne, omaggi e sponsorizzazioni;
– il whistleblowing deve essere confrontato con le risultanze relative a canali di segnalazione, registri dei casi, flussi verso l’audit committee, tempi di chiusura, esiti e remediation;
– privacy e cybersecurity non possono essere descritte solo in termini generali e la loro disclosure deve essere incrociata con registri dei data breach, documentazione del DPO, attività del SOC, procedure di incident response, polizze cyber ed eventuali comunicazioni alle autorità;
– la remunerazione ESG deve essere verificata nei piani di incentivazione, nelle metriche, nei pesi, nelle consuntivazioni e nelle approvazioni del comitato remunerazioni, se esistente.

Conclusioni

La qualità dell’assurance deriva dalla capacità aziendale di collegare ogni informazione dichiarata a prove concrete ed è evidentemente condizionata dalla bontà delle strutture organizzative e informative presenti nell’impresa.

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