Enti del Terzo Settore
15 Ottobre 2026
Per gli enti del Terzo Settore che svolgono anche attività commerciale, la contabilità separata è imposta dall’art. 87, c. 4 D.Lgs. 117/2017, che riprende quanto già previsto dall’art. 144, c. 2 Tuir per gli enti non commerciali rimasti fuori dal Runts. Ridurla a un mero adempimento burocratico significa però perdere di vista il suo valore più concreto: quello di strumento di governo dell’ente, utile ben oltre l’obbligo formale che la impone.
Riferimenti normativi: Art. 87, c. 4 D.Lgs. 3.07.2017, n. 117
(Art. 87, c. 4 D.Lgs. 117/2017)
Enti del Terzo settore non commerciali di cui all’art. 79, c. 5 del Codice del Terzo Settore, in relazione all’attività commerciale esercitata.
Previsioni di commercialità
(art. 79, c. 5 D.Lgs. 117/2017)
Si considerano non commerciali gli Enti del Terzo settore che svolgono in via esclusiva o prevalente le attività di interesse generale in conformità ai criteri indicati nell’art. 79, cc. 2 e 3 D.Lgs 117/2017.
Indipendentemente dalle previsioni statutarie gli enti del Terzo settore assumono fiscalmente la qualifica di enti commerciali qualora i proventi delle attività di interesse generale, svolte in forma d’impresa non in conformità ai criteri indicati nei commi 2 e 3, nonché le attività diverse, fatta eccezione per le attività di sponsorizzazione svolte nel rispetto dei criteri previsti, superano, nel medesimo periodo d’imposta, le entrate derivanti da attività non commerciali.
(Circ. Ag. Entrate 1/E/2026)
Ferma restando la possibilità per l’ente di utilizzare una contabilità analitica, la separazione contabile tra differenti attività non implica l’istituzione di una documentazione contabile separata per ogni attività, essendo sufficiente una documentazione contabile, dettagliata nelle singole voci, che permetta di distinguere le diverse movimentazioni relative ad ogni attività.
Resta fermo che la documentazione contabile deve essere tenuta in conformità a quanto stabilito dalle norme extra-fiscali e fiscali del Codice del Terzo settore.
(Circ. Ag. Entrate 1/E/2026)
Il Codice del Terzo Settore, al c. 1 dell’art. 89, elenca le disposizioni del Tuir che non sono comunque applicabili agli Ets, in quanto riprodotte, nella sostanza, da norme specifiche del Codice.
In particolare, non è applicabile agli Enti del terzo settore l’art. 144, cc. 2, 5 e 6 del Tuir contenenti, rispettivamente, le disposizioni relative all’obbligo per gli enti non commerciali di tenere la contabilità separata in caso di svolgimento di attività commerciali in quanto la stessa disciplina è stata sostanzialmente trasposta nell’art. 87 CTS.
Lo scopo della contabilità separata è di garantire la tracciabilità delle operazioni commerciali con la separazione da quelle non commerciali.
Ciò al fine di calcolare correttamente il reddito d’impresa derivante dalle attività commerciali svolte.
Pianificazione fiscale
Separare con precisione ricavi e costi commerciali da quelli istituzionali consente di misurare il margine reale delle attività d’impresa e di valutare per tempo se convenga il regime ordinario (più idoneo per enti con margine tra costi e ricavi irrisorio) oppure quello forfetario dell’art. 80 del Codice o art. 86, riservato a Odv E Aps, che calcola l’imponibile applicando ai ricavi un coefficiente di redditività anziché sottrarre i costi effettivi (utile quando la differenza tra costi e ricavi commerciali è rilevante).
Senza dati distinti e affidabili questa valutazione resterebbe una scommessa; con una contabilità ben impostata diventa, invece, una scelta consapevole, da rivedere anno per anno.
Monitoraggio della gestione economico-finanziaria
Tenere separati i flussi commerciali permette di seguire gli adempimenti Iva, che (per gli Ets non Odv o Aps) restano soggetti al regime ordinario a prescindere dal metodo scelto ai fini delle imposte dirette, e di programmare le liquidazioni periodiche senza sorprese di liquidità.
Test di commercialità
La contabilita separata è lo strumento che consente di effettuare correttamente i test di non commercialità dell’art. 79 del Codice, verificando che l’ente mantenga la qualifica di ente non commerciale. Perderla, magari per non essersi accorti in tempo di uno sbilanciamento tra proventi istituzionali e commerciali, avrebbe conseguenze ben più onerose di qualsiasi adempimento contabile.
Allo stesso modo, isolare le entrate da raccolta fondi aiuta a riconoscere per tempo quelle che possono assumere natura commerciale, evitando contestazioni in sede di controllo, nonché a predisporre più facilmente i prospetti obbligatori per le raccolte fondi da depositare al Runts unitamente al bilancio o rendiconto, nei quali è prevista l’indicazione delle entrate e delle uscite per le raccolte fondi, oltre alla relazione e alla destinazione delle somme raccolte.
Trasparenza verso l’esterno
Non è da sottovalutare il valore che una contabilità ben strutturata assume verso l’esterno: amministratori, revisori, enti finanziatori e lo stesso Runts trovano in bilanci chiari e tracciabili una garanzia di trasparenza che rafforza la credibilità dell’ente, agevolando l’accesso a contributi pubblici e privati.
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