Revisione legale

19 Giugno 2026

Sostenibilità e controllo del dato

La rendicontazione di sostenibilità non è un mero esercizio di natura amministrativa e configura, tanto per il commercialista quanto per il revisore, una nuova area di intervento e responsabilità professionale, nella quale la qualità del dato, la tracciabilità delle informazioni e la robustezza dei controlli interni diventano elementi centrali del giudizio. Senza una preventiva comprensione dell’impresa (modello di business, catena del valore, settore, processi operativi e assetto dei controlli) non è possibile valutare correttamente la conformità dell’informativa al framework normativo applicabile, l’assenza di errori materiali e l’adeguatezza dei processi di raccolta, elaborazione e validazione dei dati ESG. Le linee guida CEAOB (Committee of European Auditing Oversight Bodies) sulla limited assurance qualificano l’errore come scostamento tra l’informativa fornita, o omessa, e la disclosure richiesta. Ne deriva un approccio multidisciplinare, che integra competenze ambientali, sociali, giuridiche e di governance con metodologie di audit consolidate. Per il professionista significa andare oltre la lettura formale del report e ricostruire la filiera del dato (origine, trasformazioni, validazioni ed evidenze a supporto), potendo intervenire in un ambito consulenziale ben più ampio della sola attività di revisione.

Riferimenti normativi: Direttiva UE 28.02.2024, n. 825 – D.Lgs. 20.02.2026, n. 30

Tecniche trasversali di controllo

Il punto di contatto più immediato tra audit tradizionale e verifica ESG è dato dal walktrough del dato: il revisore intercetta errori, omissioni e rischi di greenwashing grazie a tecniche tra loro integrate e proporzionate alla materialità delle aree informative e, soprattutto, ripercorre il flusso informativo dalla fonte primaria al numero pubblicato, individuando sistemi di origine, passaggi di aggregazione, calcoli di conversione, punti di rischio e coerenza tra dato grezzo e dato rendicontato.

Riconciliazioni incrociate
Le riconciliazioni incrociate permettono di confrontare i dati ESG con bilancio, ERP, sistemi HR, HSE, procurement, legale e sistemi tecnici relativi a energia, acqua, rifiuti o emissioni; la tecnica è particolarmente rilevante per il commercialista, perché molti indicatori trovano riscontro in informazioni contabili, amministrative, contrattuali o gestionali già presenti in azienda.

Campionamenti documentali
I campionamenti documentali servono a verificare, su base selettiva e orientata al rischio, la coerenza tra dati aggregati ed evidenze primarie (fatture energetiche e idriche, registri ambientali, contratti, autorizzazioni, verbali ispettivi, report di audit e dichiarazioni di conformità) e a valutare se le evidenze siano sufficienti, pertinenti e coerenti con il dato pubblicato.

Procedure analitiche
Le procedure analitiche consentono di valutare la plausibilità dei dati attraverso trend storici, indici di intensità e benchmark settoriali, approfondendo poi le variazioni anomale e gli outlier statistici o scostamenti non giustificati rispetto all’evoluzione del business.

Visite e interviste
Site visit e interviste sono indispensabili quando il dato ambientale, sociale o di salute e sicurezza non è verificabile solo a distanza.
Le visite permettono di osservare processi, impianti e modalità di raccolta dati, mentre le interviste con HSE, HR, procurement, sostenibilità, lavoratori o comunità locali possono far emergere criticità non adeguatamente rappresentate nel report.

Coinvolgimento degli esperti
Il coinvolgimento di esperti diventa necessario quando l’area ESG richiede competenze tecnico-scientifiche specifiche (emissioni Scope 1, 2 e 3 secondo GHG Protocol o ISO 14064, biodiversità, tassonomia europea, scenari climatici, due diligence sui diritti umani o cybersecurity dei dati ESG) e il ricorso all’esperto, pur non attenuando la responsabilità del revisore, rafforza la qualità delle evidenze acquisite.

Controlli di coerenza narrativa
I controlli di coerenza narrativa presidiano il rischio di greenwashing: il revisore deve verificare che affermazioni, target e messaggi pubblici siano supportati da dati quantitativi, definizioni tecniche ed evidenze coerenti, confrontando report di sostenibilità, relazione finanziaria, comunicati stampa, dichiarazioni del management e altri documenti societari.

Modulazione tecniche di controllo

L’applicazione delle tecniche deve essere inoltre modulata per area tematica:
– nell’area ambientale assumono rilievo emissioni, energia, acqua e rifiuti;
– nell’area sociale, infortuni, turnover, gender pay gap, formazione e diritti umani;
– nell’area governance, politiche anticorruzione, rischi ESG, composizione degli organi e remunerazione legata alla sostenibilità.

Sistema di controllo interno e approccio per aree tematiche

Verifiche
A integrazione delle tecniche di verifica esposte, il revisore deve valutare disegno e funzionamento dei controlli interni relativi a governance della sostenibilità, procedure di raccolta e validazione, segregazione dei compiti, tracciabilità delle modifiche, gestione di stime e assunzioni metodologiche, audit trail documentali.

Rischio di revisione
L’assenza o la debolezza di tali presidi costituisce un rischio di revisione da comunicare al management e, nei casi più gravi, agli organi di governo aziendale. Per il commercialista questo passaggio è centrale, perché collega l’informativa ESG agli assetti organizzativi e al sistema di controllo interno dell’impresa.

Greenwashing

Segnale di rischio
Il greenwashing non deriva necessariamente da un’affermazione falsa e più spesso nasce da comunicazioni incomplete, fuorvianti o sproporzionate. Rientrano tra i segnali ricorrenti le dichiarazioni di neutralità carbonica non supportate da dati verificati, i target al 2040 o 2050 privi di obiettivi intermedi, l’enfasi su iniziative marginali a fronte di impatti materiali non rendicontati, l’omissione di emissioni Scope 3, rifiuti pericolosi, infortuni negli appalti o contenziosi ambientali e l’uso di certificazioni poco rilevanti come unica evidenza di performance ESG.

Compiti del revisore
Quando emerge un rischio di greenwashing il revisore deve:
– documentarlo come errore potenziale o area di attenzione;
– richiedere evidenze al management;
– valutarne l’impatto sull’opinione di revisione in caso di mancato adeguamento della disclosure.
Il rischio riguarda sia la comunicazione esterna, sia l’affidabilità delle informazioni poste a base di decisioni, relazioni, attestazioni e presidi di governance.

Documentazione
Il fascicolo di revisione deve consentire a un revisore esperto, privo di precedente conoscenza dell’incarico, di comprendere perimetro, framework applicabile, rischi identificati, piano di lavoro, tecniche adottate, evidenze raccolte, eccezioni, comunicazioni al management e conclusioni raggiunte.
La qualità della documentazione rende il giudizio fondato, difendibile e riproducibile.

Conclusioni

In questa prospettiva le tecniche trasversali di controllo non sono un adempimento accessorio, ma uno strumento operativo per presidiare l’attendibilità della rendicontazione di sostenibilità, ridurre il rischio professionale e rafforzare il ruolo del commercialista nei processi di assurance ESG.

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